ALCHIMIA, ESOTERISMO E LINGUAGGIO
Preludio
Moderni studi hanno ridefinito la sua origine remota indicandone la provenienza da un originale egizio in lingua greca del IV secolo della nostra era.Sorsero intorno a quel testo infinite leggende. La più famosa raccontava che il suo mitico autore lo inscrisse sullo smeraldo caduto dalla fronte di Lucifero il giorno della sconfitta dell’angelo ribelle: da qui la denominazione “La Tavola Smeraldina”.Allora come oggi resta il testo principe della filosofia ermetica, di quella straordinaria forma sapienzale che in Occidente va sotto il nome di Alchimia. Oggi come allora è il testo sul quale durante il rituale d’iniziazione giurano gli alchimisti, i “filosofi per mezzo del fuoco”. Queste, così come le riporta la Tradizione, sono le parole di Ermete TrismegistoQuesta è la prima descrizione della soluzione, spiegando come il tuo prodotto risolve rapidamente ed efficacemente quel problema. Queste, così come le riporta la Tradizione, sono le parole di Ermete Trismegisto
L’arte di comunicare attraverso simboli
Per molto tempo l’umanità si è impegnata a cercare di comprendere i segreti dell’Universo attraverso lo studio e la sperimentazione sui materiali, sui metalli e sui liquidi. Filosofi si confrontavano indagando principi metafisici, esoteristi si dibattevano fra riti, simboli ed archetipi, chimici mercuriali ricercavano miscelando materiali. Oggi, dopo millenni, lo studio della “materia” raccoglie molte conoscenze ed è delegato a scienziati pluri-specialisti in laboratori super tecnologici. Ciò che non è cambiato è la ricerca sui segreti dell’Universo e la cosiddetta Arte Regia, meglio conosciuta come alchimia, ritrova vita sotto altre spoglie insieme alla riproposizione del linguaggio simbolicoAbbiamo a che fare con l’alchimia e con il linguaggio alchemico più di quanto pensiamo. Senza ricercare in anfratti iniziatici e guardandoci intorno nel mondo della psicologia incontriamo Freud maestro alchemico della “Sublimazione” ma più ancora Jung con gli archetipi rivolgersi all’universo alchemico con un libro intitolato “Psicologia e alchimia”, in cui formalizza quello che definisce una sorta di processo simbolico.
Jung di fatto ipotizza che l’alchimia non sarebbe semplicemente una scienza antica bensì una psicologia “ante litteram” dove campeggia l’immagine più classica dell’alchimista cercatore/creatore dell’oro con la fusione di metalli evocando il viaggio alla scoperta del sé. In pratica, privi di strumenti razionali e analitici, gli alchimisti avrebbero individuato nelle figure archetipiche e simboliche il canovaccio di una rappresentazione di un inconscio profondo che non sarebbe potuto emergere altrimenti. Non è l’argomento di cui si tratta ma ci introduce su ciò che più colpisce, il racconto attraverso la simbologia
L’alchimia come linguaggio simbolico
L’alchimia è, quindi, anche una disciplina che insegna tanto sulla simbologia. Doveroso è sgombrare il campo dal possibile fraintendimento che possa essere definita portatrice di un linguaggio per tutti e che tutti possano intendersi utilizzandolo. In realtà l’alchimia esprime un linguaggio per l’introspezione dove i simboli non sono interpretabili da tutti allo stesso modo. L’alchimia stessa dimostra questo paradosso con le sue mille definizioni e varianti simboliche per indicare uno stesso processo. Una affermazione trova la sua collocazione e cioè che queste dinamiche linguistiche costituiscono una considerevole forma di arricchimento del linguaggio, tenendo ben presente che da un altro punto di vista, utilizzandolo fuori luogo si rischia non solo di non farsi comprendere, ma anche di non sapere più di che cosa si sta parlando.Questa è la terza descrizione della soluzione, che dimostra come la tua soluzione trasformi quell’esperienza negativa in una positiva.

Il tramonto dell’alchimia a beneficio della matematica assurta a linguaggio universale
Da ormai alcuni secoli la matematica ha detronizzato l’alchimia impossessandosi del ruolo di linguaggio universale: con il positivismo del XIX i filosofi naturalisti hanno attivato un processo di sostituzione nella necessità di definire e catalogare il mondo secondo criteri razionali e universali. Per questo la matematica era perfetta: dalla chimica alla fisica all’economia, era un linguaggio applicabile e comprensibile da tutti. Un linguaggio, certo, e in quanto tale composto da simboli. Resta la convinzione che dobbiamo soprattutto agli alchimisti la capacità originale di rappresentare un linguaggio che sapesse descrivere l’universo.
La loro straordinaria capacità di raccontare e interpretare, attraverso i miti e gli archetipi la natura (umana), ci ha permesso oggi di rivolgerci linguaggio chiaro, universale e netto.
Rimarranno sempre e comunque dei personaggi misteriosi, a volte perfino un po’ folli. Ma forse va bene così. D’altro canto, non era loro prerogativa farsi capire. E, a dirla tutta, non è che noi possiamo dire che sia più facile comprendere la teoria della relatività generale, rispetto ad un qualunque trattato alchemico.

